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23-06-2017
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Storia di Budoni

Budoni

Il paese

Nelle campagne intorno ai centri abitati e soprattutto sulle colline si notano i resti di quelle che erano la vestigia del passato.

In tutto il territorio, infatti, sono presenti alcuni monumenti che attestano la frequentazione di questa zona già nel periodo neolitico (ca. 4000 a.C.).

La presenza di queste antiche popolazioni è legata al fiume Salamaghe che rendeva fertile il territorio circostante, consentendo a queste genti di procacciarsi il necessario per la sopravvivenza.

Il monumento più importante di quest'epoca è la domus de janas di L'agliola a Solità: si tratta di una sepoltura scavata nella roccia scistosa, ad un'unica cella con una nicchia sul lato destro.Il monumento è stato vincolato ai sensi della legge 1089, con decreto ministeriale, nel 1976. Più evidenti le tracce lasciate dalle popolazioni nuragiche (ca. 1700-1800 a.C.), anche se di alcuni monumenti rimangono pochi resti a causa dell'azione demolitrice degli scavatori clandestini. Scarse le testimonianze del periodo romano, anche se in tutto il territorio si rinvengono abbondanti frammenti ceramici relativi a questo periodo e i viaggiatori di fine 1800 ricordano le vestigia degli antichi centri, primo fra tutti quello di Augustus Populus nei pressi dell'odierna frazione di Agrustos.

Dopo la caduta dell'impero romano si intensificarono le incursioni dei barbareschi, per cui la popolazione si ritirò verso le più sicure colline. Solo in pieno Medioevo il territorio è stato rioccupato da popolazioni dedite all'agricoltura e pastorizia provenienti soprattutto dall'interno della Sardegna. In età giudicale (1000-1420 ca.) l'agro di Budoni appartenne al Giudicato di Gallura (curatoria di Posada) passato poi sotto il dominio pisano.Nel Liber Fondachi - registro dei beni posseduti nell'isola dalla città di Pisa - sono ricordate la villa di Sortinissa e quella di Tamarispa come tributarie del fisco pisano; l'insigne medioevalista Dionigi Panedda colloca, quasi con certezza, la villa di Sortinissa nella frazione di San Pietro e quella di Tamarispa a breve distanza da quella odierna che ne ricorda anche il nome, mentre il toponimo di Sortinissa si è perso in quanto la villa decadde già a partire dall'inizio del XV secolo.Le sorti dell'agro di Budoni - che ricordano non esisteva sotto tale nome -sono legate alla villa di Posada e ne subirono le alterne vicende sia durante il dominio aragonese sia durante quello spagnolo e sabaudo. A tale villa rimase legato sino al 1958 quando il piccolo centro divenne comune autonomo iniziando un nuovo capitolo della sua storia.

Architettura Legata al mondo agro pastorale, la tipica abitazione di gran parte del territorio comunale deve la sua origine all'unione degli elementi architettonici galluresi a quelli della tipica abitazione sarda importata, quest'ultima, dai pastori provenienti dall'interno dell'isola. Questa struttura, denominata stazzo, è nota anche con il nome di habitat disperso proprio per il suo isolamento territoriale.Tale insieme comprendeva sia la casa rurale in cui viveva la famiglia del colono con le relative dipendenze, sia la superficie agraria in cui si praticavano l'allevamento e l'agricoltura. Essa era costituita da un'unica camera - che fungeva sia da cucina sia da camera da letto - da uno stanzino per il forno e da un magazzino per gli utensili da lavoro e per la legna. Il centro dell'abitazione era il focolare attorno al quale si riuniva tutta la famiglia.

Il tetto a doppio spiovente o ad un'unica falda è coperto da tegole fermate da sassi.

La porta, eccentrica rispetto alla facciata, non si apre mai a nord per evitare il vento di tramontana. Per la costruzione di queste abitazioni venivano usati materiali facilmente reperibili: fango, argilla, pietre e legno per le travi. Esse venivano isolate dalla intemperie frammischiando all'argilla del sughero sbriciolato.

Quest'architettura ha subito, in seguito, le influenze della cultura baroniese, dando origine a delle costruzioni particolari in cui sono presenti entrambi gli stili.Ricordiamo a tale proposito i due palazzoti signorili presenti nel territorio, al cui interno questi stili si armonizzano perfettamente integrando l'architettura povera dello stazzo gallurese con quella delle ricche abitazioni dei pastori dell'interno della Sardegna.

Il paese dista poco più di 11 Km da San Teodoro, con il quale ha moltissimi punti in comune: anche Budoni, infatti, si separerà dalla provincia di Nuoro per entrare a far parte di quella della Gallura; inoltre il suo sviluppo, avvenuto principalmente nella seconda metà del XX secolo, è stato dovuto alle attività turistiche.

I litorali del comune iniziano un pò più a nord del paese, andando oltre lo svincolo per la spiaggia dell?Isuledda, partendo da San Teodoro, si arriva al borgo di Porto Ottiolu, con l'ingresso alla spiaggia poco più a sud. In quest'area sorge un attrezzato porto turistico, particolarmente amato per essere riparato da tutti i venti.

A sud del Paese, dopo la frazione di Tanaunella, si trova la strada che conduce al villaggio di Baia Sant'Anna. Una volta arrivati al bordo della pineta si prosegue a piedi. Il paese è diventato straordinariamente popolare per via della trasparenza delle sue acque, tanto che diversi litorali sono stati ribattezzati con nomi di spiagge dei Caraibi. Le folte ed alte pinete a ridosso dei litorali sono una vera manna durante la canicola estiva, quando anche la leggera brezza marina non riesce a contrastare il solleone.

La flora e la fauna

Il contesto naturalistico del luogo è arricchito dagli stagni alle spalle della spiaggia, che hanno dato vita a folti e verdeggianti canneti, nel mezzo dei quali vive una ricchissima avifauna. Gli stagni sono esclusivamente abitati da uccelli, se si escludono le anguille e gli altri pesci, tra questi s'annoverano a volte il simbolo della vicina San Teodoro: i fenicotteri.

Anche le garzette, simpatici trampolieri bianchi dal becco aguzzo, con zampe nere e piedi gialli, sono insolitamente numerose in questi stagni.

Una piccola parentesi va aperta per l'averla capirossa, un piccolo passeriforme che vive in tutta la zona e facilmente individuabile nell'aperta campagna della Baronia. Da lontano sembra un grosso passero, ma è distinguibile per via del suo becco ad uncino, testa di color rossiccio e due bande bianche nella schiena. Questo uccello è un terribile predatore che si nutre di insetti, topi o altri piccoli uccelli. Dopo averli catturati li infilza sulle spine di qualche pianta oppure nel filo spinato, ritornando a nutrirsene in un secondo tempo, abitudine che gli ha fatto avere il soprannome di uccello macellaio. L'averla è così aggressiva da essere capace di attaccare un gatto o perfino un uomo, qualora questi si dovessero avvicinare eccessivamente al suo nido. Aggressivo non vuol dire cattivo, anzi questo animale è un grande amico dell'uomo, perchè in grado di catturare quotidianamente un gran numero di animali dannosi per le colture.